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Il Tango è musica

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In origine il tango è sola musica per accompagnare la danza. Il congiunto tipico è un trio di flauto, arpa, violino (l'arpa è di tipo diatonico, caratteristica degli indios del Paraguay) oppure flauto, chitarra, violino o anche clarinetto, chitarra, violino. Gli strumenti sono trasportabili, adatti sia a feste che a ritrovi di strada o di cortile. I musicisti suonano ad orecchio e spesso improvvisano, ed è per questo che le arie del primo periodo - non trascritte ne ancora incise su disco - sono in gran parte perdute. Successivamente il flauto viene sostituito da un insolito strumento, il bandoneòn, una sorta di organetto inventato in Germania (dove non ebbe molta fortuna) e portato nel Rio della Plata da qualche immigrato. Grazie al genio di numerosi interpreti, che da strumento per semplici arie e accompagnamenti ne fanno uno straordinario mezzo espressivo, con il suo timbro singolare, la possibilità - agendo con abilità sul mantice - di ricavarne variegate coloriture sonore e accentuazioni dinamiche, diventerà nel nuovo secolo la voce più caratteristica del tango. A partire dal 1900, quando il tango comincia a entrare nei teatri e nei caffè, si impone il trio bandoneòn-violino-pianoforte. Mentre il genere si evolve e l'orchestrazione diviene più ricca, negli anni '10 al trio si sostituisce sul palco il sexteto tipico: due bandoneònes, 2 violini, pianoforte, contrabbasso. Cominciano così a dedicarsi al tango strumentisti e direttori sempre più colti musicalmente, quasi sempre italiani. Julio De Caro (1899-1989), assieme al fratello Francisco, viene cacciato di casa dal padre, originario di Milano e insegnante di conservatorio, alla notizia che i due hanno tradito la musica classica per suonare tanghi nell'orchestra di Arolas. I due fratelli porteranno nel tango degli anni '20 una straordinaria inventiva, che si esprime in contrasti dinamici, fantasie contrappuntistiche, brillanti trovate esecutive: glissandi, effetto chicharra ("cicala - sfregando le corde del violino dietro il ponticello), effetto lija ("carta vetrata"), fischi, risate. Francisco Canaro (1880-1964) introduce l'uso dell'estibillista (un cantante che interviene solo nel ritornello) preferendo un modello di esecuzione che non è ne' semplicemente strumentale, ne' pienamente vocale. Tipico l'effetto canyengue, ideato dal contrabbassista Leopoldo Thompson, ottenuto battendo con l'archetto o con la mano sulle corde dello strumento. Juan D'Arienzo (1900-1976) sviluppa un ritmo molto ballabile, quasi ossessivamente metronomico, alternando pause a strappate simili a colpi di frusta o di zappa. Carlos Di Sarli (1900-1960) valorizza gli archi, usa fraseggi melodici che valorizzano spesso l'unisono e ritmi articolati su contrasti legato-staccato. Osvaldo Pugliese (1905-1995) si distingue per ardite tessiture armoniche e una accentuata poliritmìa, ossia una particolare forma di canyengue da lui stesso chiamata la yumba.

Tandas y Cortinas

a cura di Rosanna Remón & Roberto Manfredi

...articolo apparso nel novembre 1999 sul sito della Milonga Ideal. Il sito e la Milonga non esistono più.....

Nelle milonghe di Buenos Aires si è imposta una tradizione, che vuole che il "musicalizador" (il dj del tango) organizzi la musica in "tandas", separate dalla "cortina".

La tanda è un gruppo di brani musicali ritmicamente e stilisticamente omogenei. Ciascuna tanda può essere composta da 4 o 5 tanghi, oppure 3 o 4 vals oppure 3 o 4 milonghe.

Il numero di brani che compongono una tanda è, di solito, lo stesso per tutta la serata: le tande di tango saranno composte sempre da quattro o sempre da cinque tanghi, e così per le tande di vals e di milonga. Eventuali eccezioni vengono annunciate dal musicalizador. Solitamente i brani che compongono una tanda sono dello stesso interprete e, possibilmente, anche dello stesso periodo. Le eccezioni a questa regola sono in genere rare nelle tande di tango, un po' più frequenti, anche per motivi "discografici", nel caso delle tande di vals e milonga.

La cortina è uno stacco musicale, non ballabile, tra la fine di una tanda e l'inizio della successiva, della durata di 30-60 secondi.

Le coppie si possono formare al primo brano della tanda o in un qualsiasi altro momento, ma alla cortina tutte le coppie si sciolgono e la pista si svuota.

Le origini di questa usanza sono antiche quanto il tango. Quando era ritenuto sconveniente, per le "donne per bene", ballare in pubblico, nelle sale da ballo gli uomini danzavano con ballerine professioniste, le "bailarenas de latas", ballerine a gettone. All'ingresso si acquistavano dei gettoni; consegnando un gettone a una di queste ballerine si acquisiva il diritto di ballare con lei un certo numero di tanghi. La cortina, di solito una polka, segnava la fine del turno: "game over", se vuoi ballare ancora "insert coin".

Questa tradizione si è conservata anche quando sono venuti meno i motivi per cui era nata, essendosi dimostrandosi valida anche per altri motivi. Cerchiamo di spiegarci.

Vi è mai capitato di ballare per la prima volta con un nuovo partner e di non riuscire a capirvi? In una tale situazione è imbarazzante sia dire "grazie" e tornare a sedersi dopo un solo tango sia continuare a ballare tra continui malintesi. Tanda e cortina risolvono elegantemente questo problema: chi non è certo dell'intesa che vi potrà essere con un nuovo partner lo invita all'ultimo o penultimo pezzo della tanda, certo di ballare solo uno o due brani; se poi si trova l'intesa si potrà tornare a ballare insieme in seguito.

Vi è poi chi non balla i vals o non balla le milonghe o non ama ballare un determinato interprete. Con l'uso di tande ritmicamente e stilisticamente omogenee si può scegliere cosa ballare senza doversi interrompere a causa di un brano sgradito, né doverlo ballare forzatamente per non separarsi dal partner.

Alla cortina poi si svuota la pista, rendendo così possibile l'invito mediante il cabeceo, che sarebbe inpraticabile a pista piena.

C'è anche un motivo di ordine diverso: possiamo apprezzare di più la musica (e anche ballarla meglio) se ne comprendiamo il linguaggio. Le tande composte da brani di uno stesso interprete ci permettono di imparare a riconoscere gli stili e a comprendere meglio il linguaggio musicale del tango. Ciò ci aiuta a penetrare un poco di più nell'universo musicale del tango, un mondo che vale veramente la pena di scoprire.