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Inseriremo di volta in volta brevi biografie dei musicisti e cantanti più importanti del tango argentino:
:: Julio De Caro | Osvaldo Pugliese | Carlos Di Sarli | Juan D'Arienzo | Francisco Canaro | Tito Schipa::

 Julio De Caro (1899-1989) - musicista

Ascolta Tierra querida - Orchestra di Julio De Caro (dal sito todotango.com)

Assieme al fratello Francisco, viene cacciato di casa dal padre, originario di Milano e insegnante di conservatorio, alla notizia che i due hanno tradito la musica classica per suonare tanghi nell'orchestra di Arolas. I due fratelli porteranno nel tango degli anni '20 una straordinaria inventiva, che si esprime in contrasti dinamici, fantasie contrappuntistiche, brillanti trovate esecutive: glissandi, effetto chicharra ("cicala - sfregando le corde del violino dietro il ponticello), effetto lija ("carta vetrata"), fischi, risate.

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 Osvaldo Pugliese (1905-1995) - musicista

Nasce nel 1905 in Buenos Aires e iniziò la sua carriera di pianista nel sestetto di Paquita Bernardo; nel '29 con Elviro Vardaro e nel 1939 formò la sua orchestra. Nel 43 incise con Odeon il suo primo disco, in seguito ne pubblicò altri con Stentor e Phillips. Con i suoi viaggi diffuse la sua musica in Unione Sovietica, Cina, Giappone. Pugliese era un idealista e comunista, le sue convinzioni costarono la prigionia anche se fu, grazie alla sua musica amato e rispettato, durante la sua assenza il suo posto fu posto in suo onore un garofano rosso. Pugliese creò una orchestra unica nelle sue sonorità, grazie al suo continuo lavoro sugli arrangiamenti e sulle caratteristiche del bandoneón di Osvaldo Ruggero con cui ha collaborato dal '39 al '68. La combinazione delle loro conoscenze e della visione musicale di Pugliese portarono alla composizione di un codice base che rimane tuttora presente in moltissimi brani ballabili. Morì nel 1995 e al suo funerale echeggiarono le note di "La Yumba" una delle più popolari composizioni

(Dal Messaggero di Luglio 1995)

PUGLIESE, IL TANGO RESTITUITO AI SOBBORGHI.

Osvaldo Pugliese ha composto oltre 600 tanghi e milonghe, fra cui motivi notissimi e suonatissimi come La Yumbà, Recuerdo, La Mariposa e Adios Bardì. Arrivò alla notorietà in anni difficili quando il tango rischiava di finire sottoterra assieme a Gardel. Si era fossilizzato, cristallizzato, ripeteva sestesso e viveva di rendita. Per sopravvivere aveva bisogno di una scossa, di una trasformazione. A dargliela furono essenzialmente due musicisti, Annibal Troilo e, appunto, Pugliese. A nove anni, Osvaldo suonava il violino ad orecchio, a quindici era già pianista in un caffè di un quartiere chiamato La Cueva del Chancho (la Tana del maiale), poi si mise ad accompagnare i film muti di Chaplin. Ma la sua carriera prende la giusta strada solo nel '39, quando la sua prima orchestra debutta al Café Nacional. In poco tempo, Pugliese diventa il beniamino dei sobborghi cittadini. La classe operaia va in paradiso coi suoi ritmi e con le sue storie drammatiche affidate alla voce di Moràn. Lo segue anche la sinistra moderata, indignata dai frequenti fermi politici a cui il musicista è soggetto per la sua appartenenza al partito comunista: il suo successo nella periferia, insomma, è un misto di ammirazione musicale e politica. Che si accentua nel decennio peronista (dal '45 al '55). Un'epoca in cui il proletariato sostiene apertamente il regime e le classi alte rispondono con sdegnato disprezzo. Un disprezzo che investe anche il tango. La musica di Pugliese, però, è tutt'altro che priva di ambizioni. Confina, da una parte, con l'avanguardia e, dall'altra, con la tradizione. Mette in evidenza la parte strumentale, dà largo spazio ai solisti, primo fra tutti lo stesso leader con il suo pianoforte, accentua la velocità del ritmo, gioca sulla ripetitività delle frasi melodiche. Diventa un ponte, insomma, fra il tango e il non tango. Oltre la sua frontiera, ha inizio quella che viene chiamata "Musica di Buenos Aires" il cui esponente di maggiore spicco sarà Piazzolla. Nasce, così, il dibattito fra tradizionalisti e innovativi che negli anni Cinquanta assume toni esasperati. Un giorno Piazzolla, stufo, sbotta: "Sono stanco di sentirmi dire che ciò che faccio non è tango. E, siccome sono stanco, dico che va bene, ciò che faccio, se vogliono, è musica di Buenos Aires. Ma la musica di Buenos Aires come si chiama? Tango. Allora, ciò che faccio è tango". Daniel Binelli, che ha lavorato per dieci anni nella orchestra di Osvaldo Pugliese, ha raccontato: "Ero fanatico di Astor Piazzolla, ma quando iniziai a lavorare con lui, mi resi conto che stavo cominciando a vedere il tango dalle origini, dal principio del secolo. Pugliese mi ha insegnato a conoscere il tango dalle opere della vecchia guardia fino ai temi di Piazzolla. Il maestro mi ha,inoltre, insegnato cose molto importanti. Per esempio, come sopravvivere con una fisarmonica in mano cercando di restare il più onesto possibile". La popolarità di Pugliese negli anni non si è perduta. Un recente sondaggio ha messo la sua canzone La Yumbà (il titolo è l'espressione onomatopeica del fraseggio dei suoi tanghi: yum-bà, yum-bà) al terzo posto fra i brani strumentali più conosciuti dopoAdios Nonino di Piazzolla e La Cunparsita di Gerardo Mattos Rodriguez. E, la sua orchestra, al secondo posto dietro soltanto a quella di Annibal Troilo. Eppure per ottenere la consacrazione, Osvaldo ha dovuto aspettare di compiere gli ottant'anni. Quando, finalmente, è riuscito a suonare al teatro Colòn, il più importante teatro argentino. Per anni, i suoi fans avevano salutato la fine dei suoi concerti al grido di "Al Colòn! Al Colòn!". Pianista,guida,compositore. ( 2 Dicembre 1905 - Luglio 1995 ) Suo padre operaio nell'industria delle scarpe, un flautista che da dilettante ha suonato in un quartetto appassionato di tango. I due fratelli più grandi hanno suonato il violino: Il Salvador del Vicente, "Fito" ed Alberto Roque, il quale si è dedicato alla musica per parecchi anni.Il padre Adolfo gli ha insegnato le sue prime lezioni di musica, quindi ha iniziato i suoi primi passi con il violino , ma presto si è dedicato al piano, anche se don Adolfo ci mise un certo tempo comprargli il costoso strumento . Dopo la frequenza al conservatorio , a quindici anni ha cominciato ufficialmente come professionista "al Café de La Chancha", cosiddetto dai clienti nella allusione alla mancanza di igiene del proprietario. In un momento successivo, allora ad un café conosciuto a Buenos Aires del centro; ha partecipato al gruppo del primo bandoneonista femminile del tango, Francisca "Paquita" Bernardo. Nell'ascesa della sua carriera, Osvaldo è entrato nel quarteto di Enrique Pollet, successivamente ha suonato nell'orchestra famosa del Roberto Firpo e nel 1927 era pianista nell'orchestra di Pedro il Maffia grande bandoneonista. Insieme al violinista Elvino Vardaro hanno formato un gruppo con il loro nome che conosciamo nel tempo. Vardaro-Pugliese hanno avuto il loro debutto al caffé Nacional, da agganciarsi in un giro lungo attraverso il paese. Sono stati accompagnati dal poeta Eduardo Moreno, come responsabile e Malena de Toledo, come cantante femminile dietro il suggerimento del Moreno. Moreno era il lirico "di Recuerdo", il tango più riuscito composto da Pugliese. Il giro è stato un disastro finanziario e Vardaro ha dovuto impegnare il suo (arco) "di Sartoris" per pagare i biglietti di ritorno. Più successivamente, Pugliese in collaborazione con un altro violinista, Alfredo Gobbi,ha formato un gruppo dove uno dei musicisti del bandoneon era il Aníbal Troilo allora molto giovane . Quell'impresa è durata alcuni mesi e dopo quella ha formato la sua proprio grazie a questa squadra in un'occasione ha giocato in una coppia dei locals. In seguito ha partecipato in due duetti, in primo luogo con Gobbi e più successivamente con Vardaro, per effettuare delle radiodiffusioni radiofoniche. In 1934, quando il bandoneonist Pedro Laurenz - l'ex membro della squadra del De Caro, come Maffia- costruito un'orchestra, Pugliese era al piano. In questa occasione ha scritto le prime disposizioni per alcuni tangos, fra questi era "La Beba", che appartiene alla sua ispirazione. In 1936 era membro del gruppo del Miguel il Caló dei bandoneonisti, ancora nel flusso del De Caro ed in questo modo stava consolidando le sue idee estetiche riguardo al tango. Fino al Pugliese 1938 ha unito le nuove formazioni che non hanno durato e provato senza successo a consolidare una società cooperativa di lavoratori come espressione delle sue idee comuniste. La sua proiezione definitiva verso il tango che ha concepito cominciato il 11 agosto 1939, quando è riapparso al café Nacional. Amadeo Mandarino era il cantante nella sua orchestra brandnew. Dopo un momento ha riorganizzato il gruppo, allora con Augusto Gauthier come cantante. Pugliese era la guida, pianista ed arrangiatore di un gruppo come società cooperativa. Da un café disposto nella vicinanza di Crespo della villa hanno commutato alla radiodiffusione più importante del tempo, il EL radiofonico Mundo, in modo da dare l'origine ad un gruppo importante dei seguicamme composti dei ventilatori del suo stile e dei adepts del partito comunista. La continuità nel suo lavoro ha permesso che lui modellasse la sua concezione sostenuta dai suoi soci, quale il musicista basso Aniceto Rossi, così importante per l'azionamento ritmico ha avuto bisogno di. Osvaldo Ruggiero, un bandoneonista che è rimasto con Pugliese fino al 1968, profondamente immerso nelle idee della guida, era essenziale. Così può essere detto del violinist Enrique Camerano, sopportato - come qualcuno detto per giocare con Pugliese. Pugliese stava transformandosi in nell'esempio più fedele dello stile del De Caro, ma con un battimento ritmico forte, molto piacevole ai tangueri ma senza sacrificare la qualità. Dell'importanza più grande erano, quando la sua orchestra infine registrata in 1943, l'arrivo di Roberto Chanel, cantante duro, con stile nasale di compadrito "e del suono", che ha lasciato 31 registrazione. Per realizzare un contrasto, Pugliese ha incluso Alberto Morán come vocalista a causa del suo dramatismo, della sensualità, della sua qualità rara per il voce di mezza e del fiammifero perfetto con l'accompagnamento orchestral. Il suo appello sulle donne non è stato stato uguale mai da qualunque altro cantante. Morán ha lasciato 48 canzoni registrate. Fra 1949 e 1950, Jorge Vidal, un altro delle voci popolari nella storia di questa orchestra, ha registrato soltanto otto. Fra il outstand successivo dei cantanti, anche se con i repertories di qualità irregolare, di Jorge Maciel e di Miguel Montero. Nel 1940 Pugliese ha registrato alcune parti strumentali dei suoi propri che hanno anticipato il avant-garde. Tale è il caso "del yumba della La" (che si è transformato in in una specie del anthem della sua orchestra), "di Negracha" e "di Malandraca". A causa di questi due posteriori, si considera come un pioniere nell'uso dello syncopation e del counterpoint prima di Horacio Salgán e di Astor Piazzolla. Altri tanghi importanti Pugliese ha composto e musicato sono, soprattutto, "il Recuerdo" sopraccennato e "vez della La Beba", "di Adiós Bardi", "di Recién", "di Barro", "di Una" e "encopao di EL". Con gli anni, l'orchestra del Osvaldo Pugliese è stata vietata per la radiodiffusione come dei mezzi di censura politica ma non è riuscito a diminuire la sua accettazione popolare.

(di Marco Molendini)

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 Juan D'Arienzo (1900-1976) - musicista

Ascolta El rey del compàs - Orquesta di Juan D'Arienzo - musica di Prìncipe Cubano (dal sito todotango.com)

Nato a Bahía Blanca nel 1900 si trasferì a 20 anni a Buenos Aires dove iniziò a suonare pianoforte nei locali e cafè della capitale.
L’appellativo di "El rey del compas" fu una creazione del Principe Cubano Angel Sanches Careno, animatore del cabaret Chantecler, dove l’orchestra di D’Arienzo si esibì per più di 15 anni. D’Arienzo obbligò i grandi direttori degli anni ’40 ad accelerare il ritmo delle sue orchestre. Così diceva: "Il mio modo di vedere il tango è, prima di tutto, ritmo, grinta, forza e carattere. Il tango antico, quello della vecchia guardia, aveva tutto questo e dobbiamo fare in modo che non si perda nulla. Per averlo dimenticato, il tango argentino, entrò in crisi per alcuni anni. Modestia a parte, io feci tutto il possibile per farlo risorgere. Per me, una buona parte della responsabilità della decadenza del tango furono i cantanti. Ci fu un momento in cui l’orchestra tipica non era altro che un semplice pretesto per mettere in luce un cantante. I musicisti, compreso il direttore, non erano altro che accompagnatori di un divo più o meno popolare. Per me, non deve essere così. Il tango è musica, come ho già detto e gradirei che fosse principalmente musica. Di conseguenza non si può mettere l’orchestra in secondo piano per collocare al primo il cantante. Al contrario, il tango è per le orchestre e non per i cantanti. La voce umana, non è, non deve essere altra cosa che uno strumento dentro l’orchestra. Io reagii contro questo errore che generò la crisi del tango e posi l’orchestra in primo piano e il cantante al suo posto. Si trattò di restituire al tango il suo aspetto mascolino, che era stato perduto. Gli impressi la mia interpretazione del ritmo, la grinta, la forza e il carattere che dettero di nuovo vita al mondo musicale del tango. Per fortuna questa crisi fu transitoria e oggi ha resuscitato il tango, il nostro tango, con la vitalità dei suoi migliori tempi. Il mio maggiore orgoglio è aver contribuito a questa rinascita della nostra musica popolare. La base della mia orchestra fu sempre il piano, che credo insostituibile. Segue il violino, altro elemento vitale, che deve suonare come una viola o un violoncello. La mia orchestra è formata dal piano, contrabbasso, cinque violini, cinque bandoneones e tre cantanti. Mai meno di così, in alcuni casi, sono arrivato a utilizzare anche dieci violini.
Il tango io lo sento così".

(Intervista di Andres Munoz a J. D’Arienzo del 1949)

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 Carlos Di Sarli (1900-1960) - musicista

Ascolta A la gran muñeca - 1951 - Orquesta di Carlos Di Sarli - musica di Jesús Ventura (dal sito todotango.com)

Nato a Bahía Blanca nel 1900 si trasferì a 20 anni a Buenos Aires dove iniziò a suonare pianoforte nei locali e cafè della capitale. Nel 1925 formò un sextetto e divenne famoso anche grazie ad alcune trasmissioni radiofoniche. Nel 1934 lasciò il gruppo a causa di conflitti interni dovuti alla sua mania di perfezionismo e formò la sua orchestra. Dal 1939 al 1956 data in cui abbandonò l'orchestra fece quasi 200 registrazioni. Morì nel 1960.
La musica di Di Sarli è caratterizzata dall'uso di molti strumenti a corda, specialemnte violini, che la rendono inconfondibile. Il pianoforte rimane comunque lo strumento principale della sua orchestra anche con l'introduzione di diversi bandoneon.

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 Francisco Canaro (1880-1964) - musicista

Ascolta El choclo - 1954 - Orquesta di Francisco Canaro - musica di Ángel Villoldo - Letra: Enrique Santos Discepolo - canta Tita Merello (dal sito todotango.com)

Nato in Uruguay da immigrati italiani, trasferitosi a Buenos Aires, è un altro grande interprete, violinista e leader di vari gruppi ed orchestre; parallelamente a Firpo, inserì il contrabbasso come sostegno alla base ritmica, e raddoppiando il violino ed il bandoneón, trasformò il trio nel famoso sestetto tipico, che per due decenni fu il modello quasi generalizzato delle orchestre di Tango. Canaro, che fu certamente colui che maggiormente contribuì negli anni ’20 al grande successo del tango in Europa, ed in particolare a Parigi, portò in tutto il mondo la sua orchestra tipica, in un arco di tempo che spazia per molti decenni. Ad esempio fu Canaro che accompagnò negli anni ’50 alcuni grandi spettacoli di Juan Carlos Copes e Maria Nieves. Egli rimase fedele alla scuola tradizionalista, dando alla musica un’ impronta di grande ballabilità dovuta ad una marcata accentuazione ritmica, senza escludere una grande ricchezza negli arrangiamenti. Non vanno dimenticati i tanghi composti da Canaro; fra i tanti citiamo almeno “La tablada”, “Madreselva”, “Sentimiento gaucho” e “Halcon negro”.

(tratto dal volume "Tangologia 2" di G.Lala - Sigillo Edizioni)

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 Tito Schipa (1889-1965) - cantante

Ascolta Dìmelo al oìdo - 1934 - musica di Lomuto canta Tito Schipa (dal sito todotango.com)
» speciale » Ascolta Cumparsita - Rodriguez - Un tenore italiano incontra un complessino di tango porteño (dal sito titoschipa.it)

Raffaele Attilio Amedeo Schipa nasce a Lecce, quarto figlio di una famiglia modesta (il padre Luigi è guardia daziaria) nel quartiere popolare delle Scalze negli ultimi giorni del 1888, ma viene iscritto all'anagrafe il 2 Gennaio 89 per questioni di leva militare.
Il suo sovrannaturale talento vocale viene notato immediatamente dal maestro elementare Giovanni Albani poi da tutta Lecce, per cui fu sempre "propheta in patria".
Con l'arrivo da Napoli del vescovo napoletano Gennaro Trama (1902) vero talent scout dell'epoca, l'avvio all'arte del giovane talento, soprannominato ormai "Titu" (piccoletto), è garantito con la sua entrata in seminario, dove studierà anche da compositore.
Dopo un'adolescenza piuttosto agitata nella sua città natale, dove dà prova, oltre che del suo talento artistico, anche della sua predisposizione all'avventura e alla seduzione, su consiglio del suo miglior maestro di canto, Alceste Gerunda, Tito "emigra" a Milano per completare gli studi con Emilio Piccoli e cercare l'occasione di debutto (naturalmente a pagamento) che avviene a Vercelli con una Traviata(4 Febbraio 1909).
l successo non è immediato (le caratteristiche vocali del ragazzo sono del tutto inconsuete per il pubblico medio dell'epoca) ma la progressione è sicura e costante, fino a che, dopo una lunga routine di formazione nella compagnia operistica di Giuseppe Borboni, culminata a Roma per l'Esposizione Universale del 1911, il primo trionfo lo aspetta a Napoli nella stagione del 1914 diretta da Leopoldo Mugnone, dove con una Tosca leggendaria il nome d'arte "Tito Schipa" si impone definitivamente alle cronache artistiche e mondane.
Il successo lo porta subito in Spagna, e lo spagnolo è la lingua più esemplare della sua naturale predisposizione poliglotta (ne parlerà correntemente quattro e ne canterà undici compreso l'aborigeno australiano più, come ripeteva, il napoletano) il che lo aiuta a conquistare con facilità il cuore degli spagnoli, orfani del loro idolo, il tenore catanese Giuseppe Anselmi.
Con una Manon del 14 Gennaio 1918 al Real di Madrid anche il primo trionfo all'estero è assicurato.
Segue un periodo di viaggi tra la Spagna e il Sud America, dove si gettano le fondamenta di un lungo intenso rapporto con il pubblico, specialmente argentino. Ma la guerra, col pericolo dei sottomarini, vede il giovane Schipa intentare e vincere una causa con la sua agenzia artistica per farsi riconoscere il diritto a non navigare fino alla cessazione delle ostilità.
Il 1919 è l'anno dell'approdo negli Stati Uniti, invitato dalla soprano Scozzese Mary Garden e dall'impresario Cleofonte Campanini, che insieme gestiscono la Civic Opera di Chicago. Qui sposa la soubrette francese Antoinette Michel d'Ogoy, conosciuta a Montecarlo in occasione della prima assoluta di La Rondine di Giacomo Puccini, da cui avrà due figlie, Elena e Liana.
Questa volta è Rigoletto l'opera del debutto trionfale a Chicago (4 Dicembre). Inizia per Tito Schipa l'avventura statunitense, cominciata come probabile successore di Caruso ma in realtà definitasi come quella dell'Anti-Caruso per eccellenza, che lo vede tenore stabile di Chicago per 15 anni, indi primo tenore al Metropolitan di New York, ormai tra i più famosi e i più pagati cantanti dell'epoca, specialmente nella categoria del "tenore leggero" o "di grazia" dove si assicura il titolo di massimo interprete d'ogni tempo.
La permanenza e la quasi naturalizzazione americana comportano, per il carattere dinamico e curioso del soggetto, una serie di coinvolgimenti artistici, mondani e sociali di grande importanza e spesso di grande rischio : Progetta di scrivere un'opera-jazz (quindici anni prima di Gershwin), si avvicina al repertorio leggero spagnolo e napoletano con risultati insuperati nell'ambito tenorile (grazie anche alla amicizia e collaborazione con gli autori José Padilla e Richard Barthelemy), si apre all'esperienza del nuovo cinema sonoro diventando anche un più che discreto attore di musicals (Vivere! del 1937 capeggerà il box-office italiano sia con la pellicola stessa che con le due canzoni di Bixio incluse, Vivere e Torna piccina mia), si compromette con i gangster di Al Capone venendone classicamente prima ricattato poi blandito, colleziona onorificenze e riconoscimenti prestigiosi, tra cui la Legion d'Onore francese, passa da un'avventura sentimentale all'altra con risultati disastrosi per il suo matrimonio, e soprattutto guadagna cifre vertiginose che sperpera con abilità diabolica, rimbalzando continuamente dalla classifica degli uomini più ricchi del mondo a quella di bersaglio ideale per le stangate di ogni tipo.
La seconda guerra mondiale e il suo nuovo legame sentimentale con l'attrice Caterina Boratto, che lo riavvicina all'Italia, lo portano a coinvolgimenti eccessivi con il regime fascista, soprattutto per l'antica amicizia personale con Achille Starace, suo conterraneo. L'America del pre-maccartismo lo dichiara indesiderato, e lo stesso fa l'Italia del Teatro alla Scala appena restaurato e riaperto.
L'opera di autocritica e di rigenerazione è lunga e faticosa, ma a metà degli anni '40 il cinquantenne Tito Schipa è pronto a ripartire per un'altra lunga fetta di carriera che lo porta davanti ai pubblici di tutto il pianeta con la sola esclusione di Cina e Giappone.
Nel 1944 conosce l'attrice Teresa Borgna, in arte Diana Prandi, che sposerà nel 1947 e da cui avrà Tito Jr.
Nel 1956 un invito a dirigere una scuola di canto a Budapest lo porta per la prima volta oltre cortina, esperienza che culminerà con la presidenza della giuria del festival della gioventù a Mosca nel 1957. Le sue nuove simpatie per il pubblico sovietico gli fruttano i sospetti dei servizi segreti italiani, che gli dedicano un fascicolo del SIFAR e boicottano il suo progetto di aprire un'Accadenia di canto in Italia sotto gli auspici del Quirinale.
Accusato stavolta di filocomunismo, vittima di gravi traversie economiche e coinvolto in manovre poco chiare di alcuni suoi manager e collaboratori, è costretto a tornare negli Stati Uniti, dove viene accolto, ancora una volta, con entusiasmo.
La scuola di canto nasce a New York, ed è mentre insegna canto che il diabete contratto negli anni '40 lo porta a morte il 16 Dicembre 1965, settantasettenne, dopo una carriera di 57 anni, del tutto straordinaria in un cantante lirico per lunghezza, varietà e glamour.
Specializzatosi in un repertorio limitatissimo (segreto della sua strabiliante longevità vocale) Tito Schipa ha raggiunto i vertici della sua Arte nei tre ruoli di protagonista di Werther di Massenet, di L'Elisir d'Amore di Donizetti e di L'Arlesiana di Cilea, in cui resta a tutt'oggi insuperato e forse insuperabile, oltre che nel repertorio classico della canzone spagnola e napoletana.

(tratto dal sito www.titoschipa.it)

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