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Riportiamo pensieri, esperienze, aspirazioni e ispirazioni sul tango

Possono essere inviati a pensieri@fervordetango.it; li preleviamo anche dalle Chiacchiere!

Matrimonio di Luca e Flaminia - ottobre 2008 [Commenti »]

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(hanno ballato il tango "Roxane")

Sull’arte e sul silenzio [Commenti »]

Sull’arte…

(dedicato ai miei allievi)

Cose straordinarie possono avvenire alla nostra presenza senza che ce ne accorgiamo. Un violino Stradivari può suonare armonie sublimi nell’indifferenza delle nostre orecchie. Un ballerino può muovere i più bei passi davanti all’imbarazzo del nostro cuore, il quale si chiede come sia possibile che tale armonia avvenga proprio qui e ora nella gratuità di un luogo qualunque, invece che a caro prezzo nei territori assegnati all’arte, dove risiede artefatta, sui palcoscenici.
All’arte dobbiamo sempre dare un luogo e un tempo importanti, altrimenti diventiamo stolti, incapaci di riconoscere la metamorfosi sublime ch’essa induce in una musica, in un ballo, in un quadro…siamo ottusi e pensiamo che debba essere vidimata dai palchi, dai prezzi e da tanto scalpore; invece può nascere silenziosa al nostro cospetto e lasciarci ammutoliti e attoniti, ci è difficile ammettere la sua gratuità, come un improvviso e momentaneo raggio verde che risplende nel tramonto del sole.
E’ l’allievo che supera la soglia imposta dal maestro e crea quello che non c’era, richiama la bellezza; è lo sconosciuto a cui non interessa mostrare nulla a chicchessia ma è soltanto allietato dall’esposizione di sé stesso a sé stesso, e poco oltre, come un passatempo che riempie l’anima di armonie che vengono da lontano, molto lontano, che mai si riusciranno a obbligare sui palcoscenici del mondo.

…e sul silenzio

(dedicato alle molte idee silenziose di molti)

E se finalmente qualcuno tace non è detto che egli non abbia idee e pareri adeguati in relazione alle situazioni che lo trovano silenzioso. Piuttosto un’intelligenza acuta sa assieparsi nel silenzio e attendere lo svolgersi dei fatti; poi, quando le mode, i pensieri e le azioni degli altri, dettati dalla presunzione, scemano nel nulla da dove provengono come fuochi fatui, allora il silenzioso custode delle proprie idee sa continuare a perseverare nella conoscenza e a progredire verso lidi sconosciuti agli stolti, i quali, con le loro altisonanti parole, credono di stupire, manifestando invece solo pochezza d’animo.

Roberto Maggiani

...intervento al "femminile"... [Commenti »]

Caterina ha fatto questo intervento durante una “pratica” del lunedì, a Roma in via Galilei 57. Il testo scritto tiene conto, quanto più fedelmente possibile, delle cose dette a braccio.

Ho deciso di intervenire al “femminile” anche per sollecitare le amiche del tango ad esprimere le proprie sensazioni ed esperienze.
Nella coppia che balla tango è importante il ruolo della donna in quanto sa trasmettere emozioni al proprio partner. C’è tango solo se c’è comunicazione uomo-donna. Un uomo, anche se conosce i passi, riesce però a esprimersi bene solo quando recepisce le emozioni che la partner trasmette. Il compas del corazon, come diceva Gavito, deve infatti battere all’unisono per l’uomo e per la donna.
In milonga non mi piace solo ballare ma anche guardare gli altri che ballano. Non mi soffermo solo sui passi e su come si muovono i piedi. Mi incuriosisce anche scoprire le espressioni del volto delle donne che manifestano le sensazioni del momento. Non mi interessano le donne che mentre ballano si guardano intorno e non mi sembra quindi che ballino tango, ma al contrario mi intrigano quelle che sono rapite dalla musica ed esprimono nel volto diverse emozioni.
C’è in particolare, una ragazza, Francesca, frequentatrice delle pratiche del lunedì e del mercoledì a via Galilei, che col suo volto gioioso e affascinato esprime quello che veramente il tango trasmette.
Vorrei inoltre esprimere mie riflessioni in relazione alle esperienze fatte con i maestri di tango. Inizialmente pensavo che il dogma tango potesse essere insegnato solo da maestri argentini. Mi sono dovuta ricredere!
Infatti dopo quattro anni di lezioni con un maestro argentino sono arrivata a Buenos Aires pensando di sapere ormai ballare il tango. Invece… frequentando le milonghe e prendendo lezioni ho capito che il tango di salon era tutt’altro che piroette, ganci e altri passi “acrobatici” tipici del tango show.
Rientrata in Italia sono andata quindi alla ricerca di colui o colei con cui poter continuare quello che avevo appreso in un mese a Buenos Aires. Tre anni fa capii che Annamaria Ferrara come ora anche Paola e Roberto, italianissimi insegnanti di tango, sono a Roma i veri maestri di tango di salon. Sono maestri che insegnano come stare in pista, educano a muoversi in sincronia con il tempo della musica e, in una parola... a  b a l l a r e... il tango!
Questo insegnamento accompagnato da stages di grandi maestri argentini, che abbiamo la fortuna di ospitare periodicamente a Roma (Maria Plazaola, Osvaldo Roldan, Osvaldo e Coca, Susanna Miller e altri) è la chiave per rafforzare un tango di qualità che possa appassionare anche nuove generazioni e durare nel tempo.

Caterina Sollazzo

...non finirò mai di ringraziare Caterina... [Commenti »]

Gaetano Lamanna ha fatto questo intervento durante la “pratica” di lunedì 5 marzo 2007 a Roma in via Galilei 57. Il testo scritto tiene conto, quanto più fedelmente possibile, delle cose dette a braccio ed è un invito a tutti a raccontare le diverse sensazioni ed esperienze che caratterizzano il modo in cui ciascuno si è avvicinato al tango argentino.

Il lunedì e ora anche il mercoledì, con la pratica di tango, si è dato vita in questo salone ad uno spazio “protetto” dove il tango si gusta, dove si socializza e, oltre che ballare, si fa cultura. Insomma, una vera e propria “oasi” nel tango romano. Tutto il merito naturalmente va ai maestri che hanno organizzato queste serate.
Voglio ora raccontarvi la mia esperienza. Ho cominciato a ballare tango a 53 anni quando Caterina, promettendo di pagarmi le lezioni, mi ha convinto a seguirla in questa avventura. La sua era un’offerta che solo un pazzo poteva rifiutare. Devo dire che ancora oggi è sempre lei a pagare le lezioni e gli stage che frequentiamo.
Come tanti penso di essermi avvicinato al tango perché affascinato dalla sua musica.
A me è successa una cosa straordinaria. Iniziando a frequentare le lezioni ho riascoltato esattamente gli stessi tanghi che sentivo poco più che bambino al mio paese in Calabria. E’ stata un’emozione grandissima perché io ignoravo (letteralmente) che quei dischi (i famosi 75 giri), che i miei mettevano al grammofono di casa, fossero tanghi. E’ stata una scoperta. Per oltre quarant’anni, mi ritornava ogni tanto alla mente, come un vago ricordo, quella musica intensa e bellissima, ma da allora non avevo mai avuto modo di riascoltarla. E ancora oggi è difficile che in radio o in televisione facciano ascoltare i tanghi dei gloriosi anni quaranta. Si fa un’eccezione solo per Piazzolla, ma è già una cosa più recente e anche più contaminata. Negli anni sessanta e settanta, in Italia, come in tutto il mondo ha dominato il rock, il jazz, la pop musica. Per quanto riguarda il tango io avevo finito con identificarlo con il tango “contraffatto” di Raul Casadei, un simil tango che andava per la maggiore, e che si balla ancora nelle balere emiliane.
Ma il tango argentino è un’altra cosa e non finirò mai di ringraziare Caterina per avermi regalato, con le emozioni della musica e del ballo, la possibilità di resuscitare, per così dire, anche la mia anima, di risvegliare cioè passioni e sentimenti che si erano inariditi sotto il peso degli anni.
Quasi tutti i tanghi sono fatti di parole e musica. Personalmente amo i tanghi cantati. Vi sono degli autori (Discepolo, Manzi, Contursi, ecc.) che hanno scritto testi stupendi e alcuni tanghi si distinguono per una fusione magistrale tra parole e musica. Come sempre accade, però, non tutti gli autori sono stati all’altezza dei grandi compositori e direttori d’orchestra di cui è stata ricca Buenos Aires dagli anni trenta fino agli anni cinquanta e sessanta.
Dai testi emerge una visione pessimistica della vita e della natura umana, ma nelle migliaia di “Letras de tangos” rintracciabili nell’omonimo sito internet, spesso ci troviamo più di fronte a un vero e proprio “pianto” che a un “pensiero triste che si balla”.
Ogni tango racconta una storia che finisce male. La donna è la protagonista assoluta, la padrona dei sentimenti. L’uomo piange sempre. Llorar (piangere) è il verbo più frequente. Seguono olvidar (dimenticare) e morir. La mala suerte è il tema dominante.
Nel tango la novia (la donna, la fidanzata) non ti lascia. Capita che muore o, se va bene, tradisce, si prostituisce o parte per lidi lontani e irraggiungibili. L’uomo non si rassegna mai. Cerca sì di dimenticare ma il più delle volte espera (aspetta) e si dispera.
Se qualcuno volesse avere un catalogo completo delle sciagure umane, delle pene d’amore, delle sofferenze della vita e di quanto di più terribile ci possa capitare dalla culla alla tomba lo può trovare nei testi dei tanghi. E’ una disgrazia permanente.
Se il leit motiv è l’amore finito male, il dolore che segue ad un amore non corrisposto o impossibile o mai iniziato, il contesto, il luogo, l’ambientazione è l’arrabal, la periferia fatta di piccole case, di strade fangose, dove domina la miseria ma anche l’autenticità dei sentimenti e delle relazioni umane. Con la crescita e la trasformazione della città, quando la periferia diventa barrio, quartiere, si rompono equilibri sociali vecchi e fragili, ma in cui tuttavia la gente credeva e vi si riconosceva. Da qui anche la nostalgia e il rimpianto dei tempi che furono. Da questo punto di vista il tango fa parte integrante della cultura urbana, della perdita di identità e al tempo stesso della ricerca di una identità nuova, tipiche dei processi di mutamento delle città.
In conclusione, forse la nostra fortuna è di poter ballare senza capire le parole dei tanghi. Per chi si dovesse immedesimare nelle parole sarebbe forte, infatti, il rischio della depressione.
Naturalmente non c’è una relazione diretta tra quello sto dicendo e il fatto che numerosi psicologi e psicanalisti affollano le milonghe di Roma (come pure quelle di Buenos Aires). Per quanto mi riguarda ho preso le mie contromisure. Benché ami ascoltare e leggere i testi dei tanghi e sia convinto di essere uno sfigato, uno a cui la vita non ha sorriso mai, quando ascolto i drammi e le tragedie raccontate nei tanghi, mi reputo quasi baciato dalla fortuna. In definitiva, penso, non mi va poi tanto male.

Gaetano Lamanna

tango bianco... [Commenti »]

Il tango è nero, si sa, si dice; qualche volta, se si proviene dal nero in cui il corpo serve ad imprigionare l’anima, emergerne in un abbraccio, usando il corpo per liberare l’anima e il sentimento, fa diventare il tango bianco e luce di gioia dell’abbraccio verso gli altri.

g.

Per me il tango... [Commenti »]

...è liquido, è acqua; è un mare profondo, denso, scuro come inchiostro; questa è stata la mia primissima impressione e permane tuttora. Quando tento di dialogare con la musica, la mia compagna e le emozioni che sorgono ad ogni istante ho la straordinaria sensazione di immergermi nelle profondità, di cercare il battito nascosto nella melodia; provo ad afferrarlo, a lasciarmi conquistare, a capirlo: è la mia guida, la mia strada. E’ energia che scaturisce dall’abbraccio tra l’oceano di musica e il mio mare interiore, quel mare che mi ha condotto fin lì quella prima sera così strana e imbarazzante, che mi fatto abbracciare una sconosciuta e che mi conduce ancora ogni volta a scavare dentro me stesso, ogni giorno in modo un po’ più consapevole, un mare ormai senza fine, che avvolge e trascina, bello fino alle lacrime, stupito da me stesso e dagli altri.

Carvalho

Che passo possiamo fare? [Commenti »]

Il passo in cui lui gira in tondo e lei seduta su una sedia fuma una sigaretta guardando lui con aria faceta, ma ad un certo punto si scosta una ciocca di capelli con un gesto che sembra fatto apposta per mandare via da tavola un ospite che sta per dire una cosa inopportuna senza farsi notare dagli altri.

g.

Pensavo...

....che il Tango ci attende meno inesorabile quanto ineluttabile ad un punto delle nostre vite. Ci attende, sconosciuto, ma con un aspetto familiare, come Siegfried con il magico Tarnhelm; ha le sembianze dell’amicizia, dell’amore, del sogno, della magia...Ci attende e in silenzio si mischia alla polvere del quotidiano dandole uno scintillìo di cui non ci rendiamo subito conto, finchè l’alito di un bandoneon si mischia ai nostri respiri e ci rende caparbi nell’imparare un passo, docili a seguire la musica, fantasiosi a sognare di ballare quell’unico passo che renderà irripetibile un tango. Il Tango ci rende dorati in una argentea notte, luminosi di voglia di vivere insieme una poesia che ci portiamo dentro da millenni e che tentiamo (io, per me lo ammetto, con una certa goffaggine) di scrivere unendo i nostri petti e allacciando le nostre mani. Un caloroso grazie a quegli amici che domenica sera su poche mattonelle mi hanno fatto vivere una serata magica.

g.

pictures at an exhibition [Commenti »]

Ho, come tanti altri, lo scorso venerdì, assistito ad una "esibizione" di tango, al tanghera. Nulla da dire sulle capacità dei ballerini, bravi, bravissimi, una in particolare arcibrava. Arcibrava perchè secondo me è stata l’unica a ballare per ballare, il fatto che era la metà di una unica coppia in pista era ininfluente, poteva anche essere in mezzo a milioni di coppie, o alla fermata dell’autobus o chissà dove ella ballava per ballare, ballava perchè si sentiva muovere dalla musica. E qui il mio pensiero. Come si fa ad esibire un Tango? come si fa ad esibire un emozione, un sentimento un calore che pervade? Non credo sia possibile, per questo le "esibizioni" mi lasciano perlopiù indifferente. Mi emoziona vedere le coppie in pista che ballano per loro stesse, mi emoziona provare un passo, mi emoziona vedere una coppia di principianti che con uno scarno abc appena appreso tentano di imbastire un discorso. Le acrobazie vuote di sentimento le lascio ad altri. I quadri di una esposizione stanno bene in una galleria, o sulle note di Mussorgsky che, per l’appunto, non è tango.

g.

Il tango [Commenti »]

Io odio il tango
perché è un ritmo che non riesco a prendere,
un passo che non riesco a fare,
un sentimento che non riesco a esprimere.

r.

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