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(dedicato alla mia Chica)
1
Il tango,
questo pigro spostarsi
oltre qualcosa ch’è accatastato,
questo forse troppo poco ballo –
ricamo ed arpeggio –
il proprio è l’unico transito.
Credersi mai arrivati,
appoggiati sì, certi no,
obliquità e storture
(talvolta fendenti per l’aria)
pesi come piombi,
gravi,
e mai sorrisi
se non per stupidi cenni
a sostenere comode simpatie.
2
Il tango,
ricordare ciò che doveva esserlo,
esprimere quanto è caramente doloroso –
perdere.
Ma che cosa lo rende potente e bello
insignificante e arnese da scasso?
Io solo, davanti alla pista da ballo,
la donna, la musica,
solo e piangendo, dicendo:
non devo, non posso…
fuori tempo, credimi Chica,
fuori tempo…
non si doveva dirlo
quel segreto
ai falchi su di noi –
voli e blandizie.
Quel tango non arriverà
né ora né mai
né a loro né a noi
che pensavamo dall’inizio
“è finita”, eppure siamo qui,
in fondo sereni,
su questa barca che avanza tra i flutti
mentre altri ormeggiano ad isole vicine
al riparo del loro
mai prenderlo troppo sul serio –
questo tango.
A dire il vero non l’ho mai imparato
non è ciò che credevo:
riparo, vicinanza, amore…
solo un grande, inevitabile,
profondo, triste dolore
e un passo da me a te
che mai ti raggiungo.
3
V’è un tango che ci pare
tanto semplice quanto inutile,
geometrico,
ballato su ellissi,
stabile su triangoli,
andante su rette,
punti fermi
piantati a colpi di mazza,
assi e mezze lune
v’è un oceano
in quel triangolo,
un abisso sotto le rette,
punti che sono partenze –
arrivi
e mai ritorni –
assi piantate nei cuori
e mezze lune di nostalgie
come lame taglienti poste
alle radici delle vite.
4
Argomenti inutilmente espressi:
“Non s’insegna, ma s’impara”.
5
Da quella insistente risacca
tra il fiume e il mare
paiono volersi elevare la notte e il vento
fino a salire sulla terra,
bisbigliando in segreto tra le fronde
di questo patio
dove mi trovo accontentato
da una musica
che ha lontane
le sue origini
e pare che voglia tornare al mare
per abbandonare queste rive inette
presuntuose.
Roberto Maggiani
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I
Ti odio –
perché sei un ritmo
che non riesco a prendere
un passo
che non riesco a fare
un sentimento
che non riesco a esprimere.
II
Sono pazzo e ballo quei
tre passi che so fare
dentro un buco nel grembo
in infinita solitudine.
III
Condanno la notte
ad ascoltare i lamenti
che tu – lontano –
non puoi udire –
nel silenzio crudele
Dio non risponde
allo strazio del cuore.
IV
L’unico tango che posso ballare
è con l’assenza – ed è l’ultimo.
Roberto Maggiani
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briciole
e coni di luce
(la tua mano d’amica)
pezzetti di cose brillanti,
di immobili punti sospesi,
di linee ë sorrisi
e neri di sguardo.
lo stupore mi doma
colpisce,
il pensiero,
si ferma,
il respiro
che soffia all’orecchio,
una spinta
di passi sul legno
e il mio cuore che danza
dentro coni di luce
le vertigini in scena
il tremore del tocco
il galoppo nel cuore
e la luce… è di noi.
13.VII.2007 - Giampiero Fargnoli
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sintassi dell’addio
geometria degli sguardi
arco descritto di viole appena nate,
rosario d’argento che si sciupa,
appena colte
...
teoria di passione,
di freddo, di
longitudini bianche
...
solitario estremo
di bellezza,
di rose geometriche,
e di sguardi
...
su archi di sogni obliqui
e grani di
timore e confusione
di gemme
ventagli
...
addio mio Amore
...
ed io che tremo ancora,
al tuo sguardo geometrico
e distante
Giampiero Fargnoli
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Anche se con il tango argentino sembra non centrare direttamente pubblichiamo lo stesso volentieri questa poesia di una ragazza di Bologna che lotta per la vita...e chissà che certi tanghi un po' indigesti non ci lascino un po' più sereni!
Hai mai guardato i bambini in un girotondo?
O ascoltato il rumore della pioggia
quando cade a terra?
O seguito mai lo svolazzare
irregolare di una farfalla?
O osservato il sole allo
svanire della notte?
Faresti meglio a rallentare.
Non danzare così veloce.
Il tempo è breve.
La musica non durerà.
Percorri ogni giorno in volo?
Quando dici "Come stai?"
ascolti la risposta?
Quando la giornata è finita
ti stendi sul tuo letto
con centinaia di questioni successive
che ti passano per la testa?
Faresti meglio a rallentare.
Non danzare così veloce
Il tempo è breve.
La musica non durerà.
Hai mai detto a tuo figlio,
"lo faremo domani?"
senza notare nella fretta,
il suo dispiacere?
Mai perso il contatto,
con una buona amicizia
che poi finita perché
tu non avevi mai avuto tempo
di chiamare e dire "Ciao"?
Faresti meglio a rallentare.
Non danzare così veloce
Il tempo è breve.
La musica non durerà.
Quando corri cosi veloce
per giungere da qualche parte
ti perdi la metà del piacere di andarci.
Quando ti preoccupi e corri tutto
il giorno, come un regalo mai aperto ...
gettato via.
La vita non è una corsa.
Prendila piano.
Ascolta la musica.
Una ragazza speciale di Bologna
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Alla milonga il pensiero
è ben poco; non è un sorriso,
un’affettuosa stretta di mano
tra gentili parole.
Il desiderio oscilla
tra gli umori come
un annunciato temporale
e non ti lascia appagato
mai,neppure quando sei sfinito.
E i corpi si trovano, si sentono
si misurano e nell’avvicinarsi
si domandano
e si rispondono
su quanto e se fidarsi
e su molte cose ancora.
Cosimo Marzia
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Che cosa c'è dietro le vette invalicabili del cuore?
Ma dove troveremo le risposte?
Le troveremo in tondo, nelle onde della musica,
nella carezza col pavimento,
dove non c'è più spazio per complicati limiti
e dove non siamo sole...
Non come nella vita, no!
Qui, dove l'uomo lascia il vuoto,
la donna riempie con energia.
Qui dove l'uomo detta legge,
la donna risponde indipendente.
Qui... dove c'è sempre condivisione,
l'Amore si fonde
e non si dice più IO SONO.
Invece siamo noi.
Unico corpo, momento di entrambi,
sensazione condivisa,
in un Amore spontaneo,
in un abbraccio aperto al mondo.
Tamara D'Amico
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Sono passati lunghi anni dal mio primo incontro con il Tango.
Erano gli anni in cui Parigi era sotto l’assedio tedesco e io mi trovavo in sudamerica per respirare un’aria più tranquilla e sistemare certi affari lasciati in sospeso dall’improvvisa morte di un mio prozio. In una afosa giornata mi ero recato in città per incontrare alcuni fittavoli; ben dopo un polveroso tramonto mi misi sulla strada di casa ma l’improvvisa piena di un torrente, solitamente tranquillo, me la fece trovare sbarrata. L’avvenimento, vista l’ora tarda, mi costrinse a chiedere asilo a una silenziosa locanda che sonnecchiava nei pressi; dopo una frugale cena in compagnia di un pugno di guardinghi ma pacifici gauchos venni sistemato in un corridoio, tra pelli, bauli e mormorii, e fu subito l’oscurità più totale. Malgrado la stanchezza e l’essere avvezzo anche alle scomodità, il sonno mi era precluso da una voce, non forte, che pareva venire dal corpo di un vecchio, vecchio di mille e più anni, la quale raccontava di gesta antiche, di coraggio e di coltelli, di praterie e di sentimenti. Molto sommessamente, prima in sordina e via via più evidente, il suono di un bandoneòn cominciò ad accompagnare la voce, che, accordandosi al respiro dello strumento, si fece modulata, quasi un canto; da un altro punto dell’oscurità spuntò la voce di un violino a sottolineare i punti più intensi di quel racconto a due voci. Vinto dalla curiosità mi sollevai, con un cerino e quel che restava di una candela di sego, feci luce nell’oscurità dell’angusto corridoio e vidi, con sorpresa, ma come se me lo fossi aspettato, una coppia che ballava, stretta in un abbraccio, gli occhi serrati e le labbra increspate dall’emozione. Quale fu la mia sorpresa quando mi accorsi che la voce che credevo millenaria apparteneva ad un ragazzo poco più che ventenne, dalla pelle chiara ma abbronzata e gli occhi glauchi.
Poco dopo caddi in un sonno profondo popolato da sogni antichi; al mio risveglio non vidi più nessuno e nel mattino carico di vento me ne andai con qualcosa di inesorabile nel cuore.
Giuliano Brenna
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la mia strada è il tuo profumo,
capelli neri,
l'onda geometrica dei corpi
(al tuo polso d'argento
lascio un tributo di passione)
Giampiero Fargnoli
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Ero una landa ghiacciata,
in lontananza una scintilla...
Era un grande fuoco, il Tango.
Divenni fertile terra!
Tamara D'Amico
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Falce di luna
y traje negro,
sul sorriso di brina
sboccia una rosa oscura
e una mela dolente.
Ninfa di madreperla
e nera mantilla,
nell’alba del tuo abbraccio
nascondi drappi di morte
e luce di coltello.
vergine, acqua, tramonto,
parole di corallo che non so più capire
(già sai che la mia bocca
comprende solo i neri capelli)
Falce di luna
y traje negro.
Giampiero Fargnoli
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